"Andrea Doria proclama la riforma del 1528"
"Andrea Doria presso la Porta del Molo Vecchio"
Paolo Gerolamo Brusco (1742-1820) - Banco di Roma piazza de Ferrari ,Genova

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I due grandi dipinti, di forma quasi quadrata, occupano le pareti principali del salone dedicato alle imprese della famiglia Doria, nell'omonimo Palazzo poi De Ferrari e oggi Banca di Roma. Inseriti entro grandi cornici di stucco, completano, insieme agli affreschi del Giolfi e a una ricca decorazione a stucco di Michele Canzio, il programma iconografico-decorativo realizzato alla fine del Settecento.

Nel primo quadro Andrea Doria è raffigurato sul sagrato della chiesa di San Matteo, mentre legge la proclamazione degli Alberghi nobiliari. Accanto a lui la figura di un giovinetto in armi, presente anche nell'altro dipinto, forse identificabile con la figura del nipote Giannettino, perito durante la congiura dei Fieschi del 1547. Attorno una folla di nobili e soldati ascolta e discute.

Il secondo dipinto è ambientato anacronisticamente davanti a Porta Siberia, presso il molo Vecchio, in realtà costruita su disegno di Galeazzo Alessi tra il 1550 e il 1553. Qui il Doria, sempre contornato da una folla di armigeri e sullo sfondo della flotta schierata presso la lanterna, indica le mura fatte costruire durante il suo dogato a rinforzo della zona portuale. In alto, sulla porta una iscrizione latina recita "Extructaque porta munita urbem cingebant quacumque alvitur mari" (Dopo aver costruito una porta fortificata, cingevano (con mura) la città ovunque fosse bagnata dal mare). La scarsa tensione delle opere sul telaio, unitamente alla necessità di rimuovere la pesante vernice che alterava i toni del colore e al principio di sollevamento di alcune scaglie, hanno consigliato di intervenire.

Un attento esame è stato posto al momento dello smontaggio dal telaio quando si è rinvenuta la presenza di una tela di spessore anomalo sul bordo. Seguendo l'indicazione di una scritta rinvenuta sul telaio, di mano di un restauratore che dovette smontare l'opera forse per metterla al sicuro dalle bombe, e che datò il suo intervento al 1940, si è potuto constatare che la suddetta tela era stata posta al fine di ritensionare l'opera sul telaio e non apparteneva al precedente restauro, avvenuto invece in epoca ottocentesca.